di Fabio Perissinotti
Introduzione
Il massaggio miofasciale, o deep tissue massage, è una delle tecniche di massoterapia fondamentali per la presa in carico delle problematiche di natura muscoloscheletrica. La sua applicazione nell’attività di studio quotidiana, così come in ambito sportivo, permette di ottenere molteplici risposte fisiologiche sia a livello muscolare locale che a livello di modulazione centrale del dolore. In questo articolo approfondiremo le risposte fisiologiche al deep tissue massage in base alle attuali conoscenze.
Che cos’è il massaggio miofasciale (deep tissue massage)?
Si tratta di una tecnica massoterapica piuttosto incisiva, infatti la traduzione in inglese di massaggio miofasciale e proprio deep tissue, ovvero massaggio profondo.
Il terapista esercita una pressione perpendicolare sul piano muscolare, tale da vincerne la resistenza elastica, e a seguire, mantenendo la pressione iniziale, esercita un movimento parallelo al tessuto. Il mezzo di scorrimento, olio o crema, deve essere presente in piccole quantità, così che si possa verificare scorrimento senza irritazione ma, nel contempo, si verifichi attrito. In questa maniera si produrrà calore nei tessuti, fattore che allo stato attuale delle conoscenze sembra fondamentale per modificare la matrice della fascia connettivale. Il terpista può usare le dita, la mano, normalmente chiusa a pugno, così come l’avambraccio. A volte si ricorre all’utilizzo di attrezzi in metallo, detti fibrolisori, che permettono un’azione ancora più incisiva e/o limitata ad una precisa regione corporea.
Quali sono gli effetti fisiologici del massaggio miofasciale?
Gli effetti ottenuti sono molteplici chiamano in causa diversi meccanismi fisiologici. Allo stato attuale delle conoscenze si ritiene che il deep tissue massage agisca nelle seguenti maniere:
- Desaturazione delle fibre collagene fasciali
- Incremento della circolazione linfatica
- Incremento della circolazione sanguigna
- Rilascio locale di mediatori dell’infiammazione
- Rilascio muscolare a mezzo dei circuiti di modulazione dei motoneuroni midollari
- Stimolazione delle vie discendenti di inibizione del dolore
Diversi di questi meccanismi devono essere studiati più approfonditamente e chiariti con maggior rigore, ad ogni modo oggi non è più sostenibile l’ipotesi di un’azione esclusivamente meccanica con risposte prioritariamente locali.
È fondamentale sottolineare come la sensazione di rilascio muscolare e di miglioramento circolatorio agiscano sul percepito corporeo del paziente (imaging) favorendo sensazione di benessere e maggior fiducia, lo portano a minor timore di farsi male con il movimento (chinesifobia) e ad aderire maggiormente a programmi di esercizio fisico mirati e sinergici alla terapia passiva. Nella figura 1 sono riassunti gli effetti fisiologici del massaggio miofasciale.
Che cos'è la saturazione della fascia?
Traumi meccanici ripetuti del tessuto fasciale possono far si che il processo di adattamento e normale riparazione, da parte dei fibroblasti, non vada a buon fine. Si potrà sviluppare così un fenomeno di infiammazione cronica, così come potrà verificarsi quella che viene definita densificazione della fascia (figura 2).
Si formano allora nel tessuto connettivo aree di iper-addensamento di fibre collagene, e fin anche ponti tra i vari fasci collagenici (fenomeno di bridging), che alterano il metabolismo e la meccanica fasciale, bloccano lo scorrimento dei vari piani connettivali. Questa condizione si traduce in alterazioni motorie, metaboliche e aumentata sensibilizzazione dolorifica.
L’azione profonda del massaggio miofasciale, in grado di produrre frizione e calore, sarebbe secondo alcuni studiosi lo stimolo fisico in grado di ricondurre la matrice cellulare dallo stato di gel a quello di sol, con conseguente desaturazione del collagene.
Conclusioni
Buona parte dei meccanismi fisiologici sopra esposti meritano approfondimento e rappresentano, ad oggi, una spiegazione più empirica che rigorosamente scientifica dell’azione del deep tissue massage. L’esperienza clinica conferma da tempo l’efficacia di questo mezzo terapeutico nel trattamento di numerose affezioni muscoloscheletriche e ci auguriamo che in futuro nuovi studi clinici possano migliorare le conoscenze in materia.







